IL CASO GABETTI SU SECOND LIFE

Il progetto Second Life (SL) nasce da un intuizione dei professionisti di Gabetti Cube, l’incubatore di soluzioni di impresa innovative che Gabetti Property Solutions (GPS) ha attivato in seguito all’allargamento, poco più di un anno fa, del suo perimetro aziendale, divenendo il primo full service provider immobiliare in Italia.

Il progetto Second Life prevede un team dedicato di professionisti provenienti da diverse aree aziendali (commerciale, risorse umane, marketing, research & development), che agiscono su SL tramite i loro “doppi”, gli avatar. Obiettivo degli avatar è quello di interagire con i loro simili su SL sperimentando nuove forme di relazioni commerciali, in ambito immobiliare, da poter poi applicare nella vita reale, sfruttando le potenzialità di una community qualificata come quella di Second Life.

Naturalmente anche il CEO di Gabetti Property Solutions, Maurizio Monteverdi, ha il suo Avatar. Si chiama Morris Gabetti.

Al di là dell’aspetto meramente economico, gli obiettivi che Gabetti si pone con l’arrivo su SL sono di innovazione aziendale, di marketing e commerciale.

Il progetto Second Life interpreta i dettami del nuovo piano industriale presentato da Gabetti poco più di un anno fa. Gabetti Property Solutions ha scelto di posizionarsi in Italia come il primo full service provider nel campo immobiliare. Se il nuovo posizionamento segna una seconda vita per il Gruppo è fatale che GPS dovesse davvero sperimentare una "Second Life”.
Troverete Luciana Gabetti, Carmen Gabetti, Licia Gabetti, Vincenzo Gabetti e Francesco Gabetti, sulla Gabetti Island che è pronta ad accogliervi mostrandovi soluzioni immobiliari innovative.”

Cercate casa? Forse potreste aver bisogno di una seconda casa, in un secondo mondo. Da oggi è possibile, rivolgendovi a Gabetti. L'agenzia immobiliare italiana ha acquistato una sua isola nell'universo virtuale di Second Life, ci ha piazzato un suo agente virtuale (Morris Gabetti) e cinque agenti reali che per qualche ora si tuffano nel muovo mondo.

Il fine principale di Gabetti è quello di far conoscere il marchio Gabetti in giro per il mondo. Pubblicità, quindi, ma anche reali obiettivi economici legati alla compravendita di immobili nell'isola: a fronte di una spesa iniziale di 50.000 euro, la Gabetti si è data come primo obiettivo quello di vendere case virtuali per 250 mila linden (la moneta di Second Life), equivalenti a circa mille euro. A media scadenza, Gabetti punta a pareggiare entro un anno l'investimento iniziale.

È un investimento in innovazione. Non si tratta semplicemente di costruire un palazzo a un certo costo, rivendere gli appartamenti, e valutare il guadagno. Si tratta di un “business modeling”, come ha affermato Monteverdi.
“In questo caso – ha continuato – raggiungere gli obiettivi di vendita è la prova di un processo”, cioè valutare l’effettiva consistenza del modello, e metterlo a punto. Anche perché “se si arriva lì, sarà poi possibile fare altro”.

Second Life ci mette un’economia, bisogna creare un mercato. Se l’idea di un singolo che compra una “seconda casa” come fosse quella di villeggiatura sembra stramba, illuminante invece la descrizione dei primi clienti: si tratta di consulenti che vogliono aprire un loro ufficio.
L’iniziativa Second Life segue l’installazione di una serie di Open Point, nelle varie sedi Gabetti, accesi 24 ore su 24. Si tratta di grandi schermi con un’applicazione che consente di consultare il database immobiliare. Hanno trovato una pellicola trasparente adatta per operare da touch screen, così puoi “cliccare” direttamente la vetrina.La cosa curiosa è che si tratta degli stessi dati che si possono consultare via web. E ora quegli info-point ridiventano “virtuali” perché si trovano anche su Second Life.

“Qual è il motivo strategico di questo impegno nell’innovazione tecnologica?”
Monteverdi ha risposto che, nei suoi 50 anni di storia, l’azienda ha ottenuto grande riconoscimento ma veniva ritenuta “vecchia”. E lo era anche nei processi e nella mentalità. Il nuovo piano industriale ha quindi sancito questa scelta strategica, che oltre a obiettivi d’immagine ha portato a un “riposizionamento sul mercato, nella considerazione della comunità finanziaria e anche all’interno”. La spinta sull’innovazione ha infatti anche “svecchiato” la cultura dell’azienda, un risultato, in termini di “ch’ange management”, di non poco respiro.
Ma dietro tanta innovazione perché non pensare che ci sia la voglia di strizzare l'occhiolino anche a categorie che nulla hanno a che vedere con il mercato immobiliare?
Forse è questo un nuovo motivo per avvicinare i giovani alla professione?
Questo desiderio di mescolare reale e virtuale e di farli interagire fra loro sarà forse il futuro concreto dei nostri giorni?
Fonte: www.gabettigroup.com


Link utili:

Intervista a Matteo Penzo Head of IT di Gabetti

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